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Cocco Cocco Cocco Biiiiill!!!
di Riccardo Corbò

Cocco Bill è tornato in questi mesi, come protagonista di una serie animata, realizzata dalla De Mas & Partners in coproduzione con la Rai e trasmessa dalla Tv pubblica.
Fa un grande piacere rivedere in auge il cow boy che si disseta con la camomilla al burro, che cavalca il avallo Trottalemme, che vive in un western dove i salami dotati di gambe passeggiano allegramente.
Cocco Bill è una delle tante creazioni iperboliche di Benito Jacovitti, il grande umorista scomparso il 3 dicembre 1997.

Jacovitti era nato il 9 marzo del '23 a Termoli, ed aveva incominciato a pubblicare a sedici anni, su Il Brivido, rivista che ospitò più di 250 vignette di Jac.
Nel 1940 l'illustratore diventa collaboratore fisso del Vittorioso, e poi di altre numerose riviste, tra cui Il Giorno dei Ragazzi, il Corriere dei Piccoli, il Corriere dei Ragazzi e Tv Junior.
Cocco Bill nasce nel 1956, ed è subito uno dei personaggi più amati, sia dai bambini che dagli adulti, tanto da diventare anche il protagonista di un Carosello.
Cocco Bill, come tantissime creazioni di Benito Jacovitti conquista il pubblico di tutte le età per i suoi differenti livelli di lettura: i più piccoli impazziscono per il suo mondo pieno di figure irreali, oggetti di tutti i giorni che interagiscono tranquillamente con il paesaggio, muovendosi e chiacchierando come nulla fosse. Una vignetta di Jacovitti è zeppa di particolari, intere altre scene nonsensiche si svolgono alle spalle della vicenda principale, ed il lettore si perde piacevolmente a ricercarle tutte.
I più grandi si gustano anche la vena di simpatica cattiveria che non ha mai lasciato Jac, nelle sue storie ambientate nei periodi più svariati, ma che sono spesso una metafora della nostra epoca, oltre che una parodia delle mode del momento.
La violenza è sempre presente nei western di Cocco Bill: il cowboy non lesina sganassoni e calci nel sedere, oltre che pistolettate a raffiche infinite come se avesse un mitra in mano invece che una colt: spesso e volentieri i suoi nemici finiscono mutilati, chi perde un braccio, chi le gambe, chi rende proprio l'anima al cielo.
Ma è la stessa violenza rappresentata nei lunghi pomeriggi di giochi a "cowboy ed indiani" dei bambini degli anni '60 e '70. Ci si sparava, si moriva decine di volte, ma alla sera non era morto nessuno, ed il giorno dopo i "buoni" ed i "cattivi" tornavano ad uccidersi con catartica tranquillità.

È per questo che il gusto di rivedere Cocco Bill in televisione è doppio: innanzitutto perché è una rivincita per Jac, sicuramente sul podio dei geni artistici italiani, che nell'ultimo periodo della sua vita, per le sue tante scelte scomode e non allineate, era stato lasciato in disparte dal mondo della cultura e dell'intrattenimento.
E poi perché temevamo che l'ondata di "politicamente corretto" che ha spazzato via le pistole giocattolo e le guerre tra cowboy ed indiani, ci avesse portato via per sempre il nostro Cocco Bill.
Invece, in un mercato in cui molti personaggi a fumetti o della narrativa vengono addolciti e modernizzati per non smuovere la sensibilità dei piu'piccoli, il più veloce bevitore di camomilla al burro ritorna in tv (grazie anche alla passione di Silvia, la figlia di Jacovitti) e continua indomito con i suoi sganassoni e con le sue pistole a sbrindellare chi lo disturba.
Ed in caso, se le associazioni di genitori dovessero protestare, Jac ci ha tramandato una delle sue più famose foto.


   
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