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Sì, confesso: sono Vincenzo Paperica

Finalmente posso rivelare la mia vera identità: sono un papero, travestito da umano, che sul pianeta Terra si fa chiamare Vincenzo Mollica, mentre a Paperopoli mi conoscono come Vincenzo Paperica, cronista balordo con una grande passione per il cinema, il fumetto e la musica leggera. Pensavo di riuscire anch'io a mantenere la doppia identità, come un personaggio dei fumetti che si rispetti, invece eccomi qui a confessare che nel mio corpaccione spiumato batte un cuore di papero.

Il primo a scoprire la mia vera faccia è stato Andrea Pazienza, in una notte ad alta temperatura alcolica al Club Tenco, la sua matita è stata spietata. Da magnifico visionario qual era, Paz è riuscito a superare il muro di carne che protegge, come un guscio, il papero disneyano che è in me, battezzandomi con un nome e un cognome indelebili: Vincenzo Paperica.
Se ora scrivo questa confessione è perché sul numero di Topolino in edicola, con la complicità del direttore Cavaglione, trovo svelato ogni mio segreto e la cosa anziché mandarmi in bestia, mi dà anche un certo piacere visto che a materializzare la mia buffa sagoma è stato un vero poeta del disegno disneyano, si chiama Giorgio Cavazzano, la sua arte vola leggera come un aeroplano ed ha un cuore grande come un divano.
Nella storia, intitolata "Paperino Oscar del centenario", faccio lo stesso mestiere di quando opero camuffato da umano e cioè il cronista, sempre impressionista e impressionabile, inseguo interviste nella notte degli Oscar, incontrando i miei comici preferiti: Stanlio e Olio, i fratelli Marx, Totò e Benigni che finalmente mi può portare in spalla perché come papero sono più leggero. Ma incontro soprattutto il mio adorato Paperino, il compagno di avventure, mio unico Virgilio nella commedia umana, un vero amico e un incallito sognatore, che non disarma di fronte a nessuna sfortuna ed è sempre pronto a ripartire, a ricominciare dal punto preciso in cui tutti gettano la spugna.
Ma non sono tutte risate, perché nella storia prendo anche delle grandi pedate da parte di Gambadilegno, guardiano di Oscarland; pedate che Cavazzano ha disegnato con tale verità che porto ancora le stimmate sul culone. In tutto questo però c'è una domanda che mi porto dietro da quando ero paperoncello e vivevo nella periferia di Paperopoli: "Dove vanno a finire le stelle del cinema all'alba?". Tra gli adulti un volontario per rispondere si trova sempre, ma se a sbrogliare la matassa è Paperino, con l'Oscar del centenario in mano, capirete che la cosa assume tutto un altro andazzo. "Finiscono tutte in un film, basta un regista, un grande schermo, una troupe, le luci e comincia un'altra storia", così mi ha risposto Paperino e non potevo avere risposta migliore.

Finito questo bel sogno mi toccherà tornare tra gli umani, peccato che Cavazzano non possa dare qualche ritocco alla sagoma di Vincenzo Mollica, con qualche chilo in meno la sua ombra sarebbe meno invadente. Detto questo mi rituffo fra gli umani tenendo come stella cometa i versi del poeta Vito Riviello: "Paperino ha il dono dell'ubiquità: ora Qui, ora Quo, ora Qua".

P.S.
Questo articolo l'ho scritto per l'Unità nell'agosto del 1995. Per fortuna col passare degli anni Paperica ha soppiantato Mollica.
Preso da un impeto testamentario, ho dato alcune disposizioni a mia moglie Rosamaria: per rallegrare il cimitero che mi ospiterà con un tocco di colore, sulla lapide voglio un primo piano di Paperica con la seguente dicitura: "Qui giace Vincenzo Paperica che tra gli umani fu Mollica".


   
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