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Per Andrea Pazienza probabilmente il Caffè Greco è un posto insolito. In genere uno pensa di trovarlo in una discoteca, oppure un posto di aggregazione giovanile, come vengono chiamati adesso.
Invece al Caffè Greco.
Perché?

Perché?
Per fare colazione.

Non è che vieni qui per ritrovare origini, radici, con pittori che ti sono stati congeniali…
No, assolutamente no.

Quindi la retorica di Savinio, di De Chirico non ti interessa?
Mi interessa molto, ma non è suscettibile di farmi scegliere un bar per un altro.

Zanardi, pubblicato dalla rivista Frigidaire, anche questo è diventato un simbolo, un punto di riferimento preciso. C'è una dominante però: la cattiveria.
Zanardi è cattivo.

Zanardi è cattivo quanto può esserlo un'antenna Rai.
È un ripetitore. Riflette ciò che gli sta intorno e che lo circonda e che in qualche modo è suscettibile di commuoverlo.
La commozione non sempre è positiva; Zanardi però è capace di commozione.

Pazienza, ma in fondo per te cos'è il fumetto?
È qualcosa che in questo momento si sta avvicinando molto alla letteratura.
Non so se la letteratura significhi qualcosa più del fumetto nella scala dei valori - ammesso esista - però sicuramente quanto più si cerca e si riesce di essere evocativi - perché per me poi la cosa fondamentale è evocare - se leggendo un racconto, il cuore poi alla fine riesce a pulsare una volta in più o meno, l'adrenalina circola per un attimo in un modo più o meno veloce, le ghiandole secernono un liquido al posto di un altro e qualche cosa in chi legge cambia, io ho raggiunto proprio il mio risultato, indipendentemente dalla morale finale, dal fatto che uno chiuda la storia e dica mi è piaciuta o non mi è piaciuta.
Mi basta molto meno.