Ottobre 2001: Renzo Arbore torna su RAI SAT con tre speciali che raccontano il Giappone: un resoconto dei cinque concerti effettuati dall'Orchestra Italiana. E poi ritorna anche "L'altra domenica".

Renzo Arbore ritorna via satellite, con due programmi su Rai Sat. Il primo è una sorta di diario giapponese, realizzato insieme a Leonardo Metalli, diventato ormai una specie di compagno di viaggi. Il secondo è l'ormai storico "L'altra domenica". Signor Arbore, lei è stato il progenitore di tutto il varietà venuto dopo di lei…
Bontà sua!!

Voglio solo ricordare alcuni nomi dei personaggi che lei ha scoperto: Roberto Benigni, Milly Carlucci, Isabella Rossellini, Andy Luotto, le sorelle Bandiera e l'elenco potrebbe continuare; poi l'uso del telefono in trasmissione…
Fu la prima volta nel mondo che il telefono veniva messo a disposizione del pubblico a casa. Tant'è vero che mi sono beccato anche le prime parolacce; allora abbiamo studiato l'espediente, tuttora usato, di permettere al pubblico di parlare solo dopo nove secondi. Poi tante altre primogeniture, come i primi corrispondenti fasulli…

Quando vede tutti i suoi epigoni in azione, cosa pensa?
Gli epigoni a me fanno molto piacere, perché vedo questi ragazzi: comici, demenziali, eccetera, e so benissimo quali sono le derivazioni ( chi ha preso da Marenco, chi da Bracardi… ). Mi dispiace solo che queste cose me le dicano: tutti in privato, mai nessuno pubblicamente; lo ha fatto solo Fabio Volo e lo ringrazio moltissimo.

Delle cose che ha inventato in televisione, di quale è più orgoglioso e quale vorrebbe cancellare?
Grazie per avermi dato dell'Archimede Pitagorico.
Io veramente non vorrei cancellare niente... Forse in "Delle patrie international" ero un po' impettito. Dopo aver fatto una specie di rivoluzione con "L'altra domenica" e altri programmi, ho cercato di tornare a farne uno tradizionale, seppure un programma strano, con un pubblico particolare, formato da militari di aviazione, marina ed esercito; però ero un po' impacciato, perché quell'apparato non mi permetteva di improvvisare… come sto facendo adesso, e si vede.

E il programma di cui è più orgoglioso?
Forse proprio "L'altra domenica". Dal 1976 al 1979 abbiamo fatto di tutto: dagli asini in studio (si chiamava "Andonio") al balletto muto (con Andy Luotto), dal primo umorismo con travestiti (erano le sorelle Bandiera e, allora, era rivoluzionario) alla prima pernacchia nella storia della televisione; e la prima parolaccia; e il primo capezzolo visto in televisione. Tutto l'impianto era nuovo e rivoluzionario e forse potrebbe essere ancora ripreso.

Qual è oggi la sua definizione di televisione?
Dipende. Per quanto riguarda l'informazione della televisione generalista non ho niente da dire, mi piace perfino l'infotainment, anche se a volte capisco che… Io, per dirlo elegantemente, la chiamo la televisione degli espedienti, poi c'è un termine romano, che uso sulla stampa ma non in televisione. Mi ricordo che mio padre, quando doveva parlare male di qualcuno, diceva "Quello vive di espedienti", cioè trucchetti, furbizie, quelle alchimie macchinose usate in televisione per strappare una manciata di telespettatori in più. Adesso molta televisione vive di espedienti, che qualche volta pagano, in termini di ascolto. Ma l'ascolto non è tutto secondo me.

Dopo i fatti di New York anche lei avrà visto molta televisione…
Moltissima.

… lei si definisce un "americanologo"…
… anche "americanofilo" non mi dispiace.

Ha scritto anche una canzone che diceva "siamo tutti americani", mi pare…
Si parlava dell'America del sogno, che è quella che piace a me; ma anche dei problemi o dei difetti degli americani, anche se la cosa veniva cantata in un napoletano stretto dal mio amico, che non c'è più, Beniamino Esposito, il quale aveva scritto con me il testo.

Qual è stata la cosa che l'ha colpita di più?
Prima di tutto il fatto che la gente si sia stretta attorno agli Stati Uniti d'America; per la prima volta la gente ha capito che gli americani siamo noi. La cosa che mi ha colpito di più è l'elenco delle vittime delle due torri: è come una radiografia della composizione del popolo americano: italiani, arabi, giapponesi, irlandesi, inglesi, francesi, spagnoli, venezuelani, latino-americani… Tutti ci sono in quell'elenco… ed è la popolazione degli Stati Uniti d'America, che mi piace… È un paese che mi piace moltissimo, perché è bastardo, come me.












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