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Il cantautore ha dato vita col suo ultimo album a un interessante
progetto: dalla musica classica ai ritmi latini, fino ad arrivare
al jazz, è la musica d'autore a farla da padrone, con l'aiuto
di uno straordinario ensamble di voci.
"Passi d'autore". Così s'intitola
il nuovo disco di Pino Daniele. Passi d'autore che portano dove?
Passi di un autore musicale, nel senso che sono
passi che io cominciato a muovere 25 dischi fa e oggi mi ritrovo
con questo progetto fatto di due tracce differenti, una più
vicina alla musica classica e l'altra al latin jazz, all'afro latin
jazz.
In questa commistione non sembra esserci differenza.
Per chi ascolta il disco, sembra di entrare in tante stanze musicali
diverse che poi sono nella stessa casa.
Sì, esatto. A un certo punto queste due
forme musicali si uniscono dando vita a canzoni con cori classici,
barocchi, mentre dall'altra parte c'è la ritmica un po' jazzistica,
un po' soft, del Peter Erskine Trio, che è un trio jazz che
ho utilizzato per questo album.
Hai utilizzato anche un ensamble vocale.
Finalmente sono riuscito a trovare le persone
per poterlo realizzare. Insieme a Gianluca Podio ho scritto alcuni
pezzi a cappella, poi abbiamo scelto i pezzi migliori. Un ensamble
con Roberto Colavalle, Monica Cognoli, Fabrizio Palma e Rossella
Ruini.
Ascoltando le canzoni del disco, sembra quasi
che Pino Daniele inviti non solo se stesso, ma tutti gli ascoltatori
ad essere se stessi fino in fondo.
È difficile, però uno ci prova!
Nel senso di essere coerenti col mio modo di vivere e di fare musica.
Io ho realizzato questo progetto standomene molto tranquillo, non
ho pensato a fare una canzone che potesse andare in radio, in televisione
o trovare il consenso del pubblico. Ho realizzato quello che sentivo
di fare.
Tante canzoni, tanti temi affrontati. Quello dell'amore
vince sempre - per fortuna nostra - su tutto.
È una cosa importante, perché per
25 anni abbiamo lanciato messaggi di qualunque tipo, anche politico,
con la musica e con l'arte. Io oggi credo che con l'amore e con
la ricerca sulla musica di cultura si possa dare di più,
stimolare di più. Io credo che un paese senza cultura, che
mette da parte la conoscenza, non trova la pace e la serenità.
C'è un'ultima canzone nel disco che ho trovato
particolarmente bella: una canzone a tua figlia, "Sofia sulle
note". Ha una forza particolare, secondo me.
A un certo punto dice "Ci perdiamo nel jazz".
È un pezzo che viene fuori dall'ispirazione che ho avuto
da una canzone, da uno standard famoso di Django Reinhardt, che
si chiama "Nuage", sul quale mi sono inserito con questa
melodia, dedicandola a Sofia. Parla di Django Reinhardt, della sua
grande arte e della musica degli anni '40. Mi piacerebbe suonare
così, insomma.
Aveva avuto una vita da zingaro Django Reinhardt,
forse una delle vite più avventurose della storia della musica.
Cosa ti piacerebbe rubare a quella vita?
Mi piacerebbe lasciare quello che ha lasciato
lui, ma - anche se mi sono permesso di suonare quel pezzo - è
un'ambizione troppo forte, troppo alta.

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